Addio (o arrivederci?)


Dicono che stai per andartene. E’ passato un po’ di tempo da quando ti abbiamo conosciuto, ma ormai sei vecchio. E, come tutti i vecchi, sei destinato ad essere dimenticato, nonostante la tua compagnia e i tuoi insegnamenti.

Ci siamo evoluti, su questo pianeta, ma non ci siamo mai arresi all’idea di etichettarti. Forse per questo ti chiamiamo anno. Questa volta è il tuo turno caro 2012, ma consolati: fra poco più di 365 giorni toccherà al 2013!

Eppure nessuno sembra capire che tu sei semplicemente il tempo e ti chiedo scusa perché mi rendo di quanto anche questa parola sia riduttiva per descriverti degnamente. Tu che sei immutabile nei millenni, come noi li chiamiamo. Tu che hai visto nascere, crescere, combattere e morire migliaia e migliaia di generazioni.

Tu che hai visto Atlantide sprofondare negli abissi, tu che hai assistito alla grande opera ingegneristica che ha portato alla costruzione delle Piramidi, tu che sei sopravvissuto all’attacco alle Torri Gemelle. Sì…dovremmo evitare di chiamarti perché qualsiasi nome resta solo uno stupido capriccio della nostra mente. Vai ben oltre il concetto di anno, mese, giorno, minuto, secondo…si tratta semplicemente di unità di misura che servono a noi esseri umani per ricordarci le ricorrenze che ci stanno a cuore, le scadenze che ci impone la nostra società, e quelle che ci prefissiamo quando decidiamo quale sarà il prossimo obiettivo da raggiungere.

Figlio della società in cui vivo, non a caso penso a te in questi giorni, quei pochi che precedono i fuochi di mezzanotte per dare l’estremo addio ad una parte di te, caro Tempo. Per me, però, non è un Addio. Per me è un Buongiorno, nemmeno un Arrivederci. Ed è un momento per fermarmi a riflettere sul viaggio compiuto fino ad oggi e che continua, incessantemente, ad ogni mio respiro. Un momento in cui, ancora oggi, mi chiedo quale sia la mia meta, perché mi sento ancora un vagabondo nell’Universo, in attesa che qualcuno gli indichi la direzione.

Non è frustrante però, questo vagare: come molti affermano “è più importante il viaggio della meta”. E’ vero. In fondo, tutto ha un senso, anche quando sembra non ce ne sia. Ha senso la gioia, come il dolore. Ha senso il bello, come il brutto. Ha senso la pace, come la guerra. Ha senso l’amore, come l’odio. Tutti sono complementari: si tratta delle due facce della medaglia. Se le prendessimo separatamente, perderebbero completamente di significato.

Durante i miei prossimi respiri (come vedi mi sforzo nell’evitare di definirti), voglio darmi almeno un obiettivo chiaro, qualcosa per cui, un domani, essere soddisfatto di me stesso e di ciò che sono riuscito a costruire, anche solo per il gusto di esserci riuscito. Non solo….

Voglio imparare a fare una cosa alla volta.

Anche se mi accusano di non ascoltare, voglio farlo, però ascoltando sempre più il cuore e l’anima del mio interlocutore, ancorché le parole siano il mezzo di comunicazione più diffuso ed immediato.

Voglio imparare a chiedere scusa quando è giusto farlo.

Voglio imparare a perdonare, liberandomi della zavorra che mi impedisce di spiccare il volo: il mio Ego.

Voglio diventare ricco, spiritualmente e materialmente.

Voglio poter fare del bene, senza dover privare la mia famiglia di qualcosa.

Voglio dare tanto a mio figlio, avendo però la bravura di fargli assaporare la rinuncia e i NO che lo tempreranno.

In tutto questo, so che ti avrò come prezioso alleato e ti assicuro che, fra pochi giorni, quando magari sparerò qualche fuoco, non lo farò per cacciarti via!!!

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